La mia iniziazione beat e rock continuò poi quando entrai nell’ambiente musicale alternativo barese, che ruotava soprattutto intorno a Piazza Umberto, per tutti coloro che la frequentavano semplicemente ‘il giardino’.
Punto d’incontro di tutti i musicisti, frikkettoni e capelloni della città.
Lì ho conosciuto un sacco di gente; lì parlavamo, vivevamo, mangiavamo, suonavamo le nostre chitarre le nostre armoniche e …
Ma c’erano anche i cosiddetti ‘locali’, nei quali si riunivano per suonare, filosofeggiare etc… i beats della città: in uno di questi, in via Galiani nel quartiere Carrassi conobbi THE FLOWERS…ma di tutto ciò che li riguarda è meglio che parlino loro in persona, i protagonisti di quegli impareggiabili anni: Ciro Neglia, Donato Catacchio, Ninni Pirris, oggi cinquantenni pimpanti che imbracciano ancora chitarre e diffondono il verbo rock .
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Una domanda scontata ma doverosa: perché in quei lontani anni adottaste questo nome?
Ciro: Allora eravamo considerati scapestrati e ‘giovinastri’ dalla gente per i nostri capelli lunghi e per i blue-jeans sdruciti che indossavamo.
Un bel mazzo di giovinastri, per cui ci venne spontaneo chiamarci “THE FLOWERS”, anche immedesimandoci nell’ideologia pacifista che proveniva d’oltreoceano.
In quale anno vi formaste e qual’era la vostra età media ?
Donato: Nel 1966, la nostra età media era 20 anni.
Mi dite i nomi dei membri originari e quali strumenti suonavano?
Ciro : Donato Catacchio al basso, Ciro Neglia alla batteria, Ninni Pirris alla chitarra solista e Nico Salvemini alla seconda chitarra.
L’esigenza di un cantante ci spinse a cercarlo ed una sera capitammo in un club di via Q.Sella, il MiniPiper, dove ascoltammo cantare con un altro gruppo rimanendone colpiti Liborio Martorana, che contattammo.
Dal giorno dopo era il nostro cantante.
Cosa vi spinse a formare la band ?
Donato: L’esigenza di uscire da un certo conformismo. Chiaro che Beatles, Rolling Stones ma ancor prima Elvis Presley, Shadows furono un fortissimo deterrente….
Ciro : Sì, fu una forma di ribellione.
The Flowers era una sigla che andava oltre la band vero? Io in quegli anni vi frequentavo….
Donato: Sì, i Flowers erano un ambiente aperto fatto di personaggi che giravano attorno alla band. Era una sorta di laboratorio intellettuale oltre che musicale nel quale si discuteva e ci si confrontava.
Voi eravate una cover-band come il 90 % dei gruppi baresi (ma anche nazionali) di quegli anni.
Ricordate i vostri cavalli di battaglia?
Donato: Mercy Mercy degli Stones, Hey Joe fatta alla maniera dei Byrds o psichedelico/orientaleggiante alla Shadows of Knight era il nostro pezzo forte, ed ancora When I Was Young degli Animals, Gloria e Dark Side degli Shadows of Knight, e Satisfaction.
La matrice nera poi per noi più di altri gruppi locali fu importante, il blues ed il r&b, a partire da Memphis Slim, Otis Spann, Ray Charles sino a Wilson Pickett: non a caso i Rolling Stones, che della ‘lezione’ nera erano impregnati sino al midollo erano il nostro gruppo preferito.
Ciro: Vorrei aggiungere che eravamo sì una cover-band ma ci distinguevamo dal 90 % delle cover-bands baresi che eseguivano pedissequamente un brano tale e quale all’originale.
Noi improvvisavamo partendo dalla schema principale senza risparmiarci, per cui il brano si sapeva quando iniziava ma non quando sarebbe finito.
In questo eravamo davvero unici.
Avevate rapporti con altri gruppi e famiglie beat baresi, o tra voi c’era rivalità?
Ninni: Premetto che io provenivo dalla Bari ‘bene’ e che fui accettato nei Flowers tramite Ciro, all’inizio con un po’ di diffidenza. Dai Flowers sono stato letteralmente ‘svezzato’ sia musicalmente che intellettualmente.
Che io ricordi non c’erano rivalità con altre bands, anzi spesso si andava a fare concerti insieme e noi da gruppo-spalla diventavamo i veri protagonisti della serata. Uno spirito di rivalità avrebbe significato andare contro la filosofia dei Flowers.
Donato: Rivalità no, ma una certa concorrenza c’era, come in tutte le comunità. Ricordo ad esempio quella con Lino Rossini & The Hawks.
Ciro: Sì, io con Rossini avevo suonato la batteria negli Hawks, insieme a Piero Maremonti al basso, oggi un pediatra affermato. Suonavamo soprattutto materiale degli Shadows, si era nel 1964/65. Ma durammo poco. Rossini continuò a suonare con Franco Florio nei Dragoni, io formai con Ninni e Donato i Flowers.
Qual’era il gruppo che apprezzavate di più ?
Donato: Certamente The Bears, che ci ospitavano per lunghe jam-sessions insieme il sabato e la domenica sera nel loro locale in via Q.Sella, accanto al MiniPiper. The Bears erano specializzati nel repertorio degli Yardbirds (… ma anche Traffic e Blind Faith aggiunge il sottoscritto essendo stato presente a qualcuna di quelle magiche serate!).
The Bears erano Mimmo Bucci alla chitarra solista, Piero Matarrese alla voce, Duccio e poi Robertino Emiliano alla batteria, Vito Scarano ed in seguito Micky Ruta al basso.
Ciro: Poi c’erano The Blackbirds con Pino Di Giulio al basso che eseguivano materiale straniero come noi, I Diavoli Rossi che suonavano Kinks e Stones e tra i nostri ‘avversari’ The Roads con Matteo ‘Spaghetto’ Pesce alla batteria che idolatravano i R.Stones come noi.
Un altro bravo strumentista barese di quegli anni era Nunzio ‘Cucciolo’ Favia, un batterista fenomenale che emigrò suonando con gli Osage Tribe, Trip, Dik Dik e Franco Simone. The Jaguars invece erano i nostri fratelli maggiori, e spesso andavamo a sentirli alla Sala Arezzo nel quartiere Carrassi; eseguivano materiale commerciale ma anche Beatles etc…
Donato: Fecero più da modello ai Diavoli Rossi !
Quali bands invece non rientravano nei vostri gusti ?
Ciro: Quelli più commerciali come I Lampi, che eseguivano una sorta di r&b/soul italiano e The Crickets.
Ed i famosi Hugu Tugu, li conoscevate?
Ninni: Io andai a sentirli e rimasi di stucco; ero molto giovane e loro parecchio più grandi di me. Stiamo parlando del ‘65/’66. Facevano molto commerciale, ma anche Beatles e materiale straniero, da Piccola Ketty a Ticket to ride. Gli Hugu Tugu erano Paolo Lepore alla batteria, Franco Sciannimanico alla chitarra solista, Gianni Giannotti alla chitarra ritmica, Emiliano al basso e Cesare DeNapoli alla voce.
Tecnicamente erano molto dotati, hanno anche inciso, ma hanno ritenuto di rimanere in ambito commerciale.
Donato: Parteciparono anche al Cantagiro, firmarono un contratto con la RCA ed io ricordo una loro bella versione italiana di Somebody To Love dei J.Airplane su 45 giri.
The Flowers invece non hanno mai varcato i confini della Puglia, né inciso vero?
Donato: No, infatti.
Quali vostri concerti ricordate maggiormente ?
Ciro: Ricordo un festival rock a Triggiano, al cineteatro Lombardi con ospiti I Camaleonti. Poi ricordo le nostre imprese al MiniPiper, al Bibi-Clan, al Sidereo Club di Palese, dei veglioni per i ragazzi dell’istituto Scacchi, poi le nostre esibizioni al Fagiolo di Carbonara, dove suonarono tra gli altri anche I Primitives di Mal. Il Fagiolo era un locale ‘in’ che ospitava anche gruppi importanti e stranieri.
Intorno alla band THE FLOWERS giravano altri personaggi anche bizzarri. Quali ricordate aver interagito con voi musicalmente o solo dal punto di vista esistenziale?
Ninni: Certamente Epaminonda Nikasis, un ragazzo greco che si presentò una sera come un’apparizione e mi (ci) sconvolse perché suonava la chitarra tirando le corde ed alterando le note mentre noi eravamo abituati a suonare come gli Shadows, a corde libere e pizzicandole semplicemente.
Praticamente ci insegnò a suonare la chitarra ed i riffs come Chuck Berry e Keith Richards. Per me fu uno stravolgimento totale.
Ciro: Tanto è vero che oltre a suonare con noi per un certo tempo, suonò anche come ospite nei Flowers Three, una formazione parallela con me, Catacchio e Franco Sabino al basso.
Poi tra i soggetti pittoreschi che ruotavano intorno a noi c’erano Franco ‘ il pittore’, Dino Panza (armonicista), ‘Cavallo Pazzo’ fan sfegatato di Frank Zappa, il lungo Alessio, Packy ed altri individui che transitavano occasionalmente nei locali di via Galiani, quello più importante, via Gabrieli, via Fornelli, tutti nel quartiere Carrassi.
Pasquale Boffoli : Permettimi però Ciro a questo punto di citare anche tuo fratello (nonché mio cugino) Franco ‘Sgallett’ Neglia, armonicista sopraffino, membro occulto dei Flowers. E’ stato lui che mi ha iniziato all’armonica. Sorta di introverso e carismatico guru beat, coerente sino all’autolesionismo con la sua ideologia di girovago, tra Grecia e Francia, Olanda ed India. Fu lui anche ad introdurmi agli aromi forti ed alle spirali psichedeliche di dischi come Between The Buttons, Are You Experienced, Blonde on Blonde. A lui devo molto della mia formazione musicale rock basica.
In definitiva gli anni ’60 per i Flowers cosa hanno rappresentato?
Donato: Uscita dall’autoritarismo, dalla mentalità autoritaria nel senso più lato del termine.
Ciro: Ed anche un’identificazione con l’ideologia di sinistra pur se anarcoide e capellonesca. Solo Nico Salvemini tra noi era inquadrato nel partito comunista a tutti gli effetti, per noi invece si è trattato principalmente di ribellione esistenziale.
Che senso ha resuscitare la sigla THE FLOWERS nel nuovo millennio alla luce di quanto detto sinora?
Ciro: Prima di tutto ribadire, a 40 anni di distanza, la bontà di certi valori musicali ed umani: poi lo stesso fatto di ritrovarsi con le stesse persone di allora, il piacere di suonare e di stare insieme, verificando i rispettivi percorsi musicali e mettendosi in discussione artisticamente.
Poi THE FLOWERS, approntando un aspetto didattico molto importante, attraverso il LARGE SOUL PROJECT si propongono di preservare la memoria di 50 anni di rock e di tutto quello che hanno immagazzinato in essi per riproporlo alle vecchie e nuove generazioni.
E non è poco.
Interview by Wally
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