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Intervista ai Flowers

 

 

la madre di Pasquale

Mia madre Maria nel '50

foto del padre di wally

Mio padre, stile attore hollywoodiano degli anni '50

wally a 11 anni

1963 - Wally a 11 anni già inebetito da Beatles and Bacharach

 

i flowers tra i banchi di scuola

Garage tra i banchi di scuola. Gli escalation provano prima di andare in scena. Wally all'armonica, Damiano e Psico alle chitarre.

foto di wally

1978 - Wally a 26 anni- We can change the world!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


When I was young...

 

                   Ladies and gentlemen, benvenuti nel sito ‘THE FLOWERS’ del nuovo millennio. Perché questa puntualizzazione?
Perché la band / sigla originaria nacque nei primi anni ’60 a Bari.
Io, attuale cantante /armonicista / percussionista della band ora rinata a nuova vita, nel 1965 (anno in cui la band stava per formarsi) ero un pischello tredicenne fresco di paese appena giunto  (anche se in realtà ci ero nato) con la sua famiglia in una Bari in via di sviluppo ma non ancora soffocante ed assediata dal cemento: la grande città era per me come il miraggio dell’acqua nel deserto!
La mia formazione musicale fu davvero tradizionale: il festival di Sanremo, ma anche quello di Napoli. Ricordo che mio padre Raffaele, chitarrista frustrato (suonava intere canzoni su una sola corda…), adorava cantanti dal gorgheggio ‘seriale’ come Sergio Bruni, Maria Paris, Aurelio Fierro, Luciano Tajoli ed io lo accondiscendevo da bravo bimbo.
Ma presto le cose cambiarono: la radio ma soprattutto la televisione portarono nella nostra casa i nuovi asciutti moduli vocali e gli strani testi di Luigi Tenco, Bruno Martino, Sergio Endrigo e mio padre inorridì, andò in tilt !
Ma come? L’enfasi, i gorgheggi, i buoni sentimenti erano finiti nel cesso!
Forse l’unico che riusciva a bypassare la sua diffidenza rocciosa era il pur innovativo Domenico Modugno.
Per me cominciarono ad aprirsi nuovi straordinari orizzonti che travolsero il mio immaginario musicale adolescenziale in espansione, senza remissione di peccato: le prime rare apparizioni televisive di Elvis Presley, Rita Pavone, Bobby Solo, Adriano Celentano. Ma anche il primissimo Burt Bacharach, artefice di un nuovo sobrio ma sofisticato romanticismo ‘pop’olare: Burt fece breccia inesorabilmente nella mia fragile psiche di undicenne, sto parlando del 1963.   
I miei ricordi sono  nitidi, quasi dei flashes: una ‘What the world needs now is love ‘ malinconica e bellissima, dalle avvolgenti spirali armoniche, colonna sonora di una calda estate al mare; naturalmente allora non sapevo si trattasse di Bacharach, era ‘Quando tu vorrai’ di Iva Zanicchi.   
Una ‘Barbara Ann’, gioioso iridescente caleidoscopio di voci dalla spensierata ‘young California’: l’ascoltai per la prima volta in un Carosello, faceva da colonna sonora alla pubblicità di un dentifricio…; naturalmente ignoravo fossero i Beach Boys .
Ma la vera folgorazione furono le primissime apparizioni televisive dei Beatles,another world…’ letteralmente, ed il  cordone ombelicale con mio padre si recise del tutto: She loves you, From me to you, Please  Please me, Twist & Shout, zazzeruti, isterici quando cantavano e suonavano il loro mersey-beat primigenio, ironici e sfrontati quando apparivano e parlavano davanti alle telecamere. Le mie sinapsi cominciarono a funzionare in modo diverso, nello stesso tempo in cui cominciò a farsi serio il problema delle erezioni del mio alter-ego quando ero vicino a Maria, la mia ‘polposa’ vicina di casa alcuni anni più grande di me! Praticamente la prima donna di cui mi sono perdutamente e fisicamente innamorato a sua insaputa.
Il colpo di grazia lo ebbi appena trasferitomi in città.
Una mattina io e mio cugino Franco (con lui facevo praticamente coppia fissa) bighellonavamo come al solito per il quartiere Carrassi: ascoltammo provenire dai cavalli in cartapesta di una giostrina in movimento il riff tagliente ed insolente di uno strumento mai udito prima che ci scioccò conficcandosi in testa come un chiodo; un incrocio tra un sax e lo sbuffo di una nave da crociera.  Subito dopo l’effluvio d’inglese di una voce prima lasciva, poi dai toni duri e protestatari.  Le parole di quel cantante si attorcigliavano una sull’altra e non ti lasciavano respirare.
A produrre quel riff era il fuzz della chitarra di Keith Richards, quel cantante così offensivo era Mick Jagger, il brano era Satisfaction e loro…..loro erano  THE ROLLING STONES !

Words by Wally